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venerdì 2 aprile 2010

Qui in Italia NON facciamo così..



"Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così."

lunedì 22 giugno 2009

Where is my vote??



Neda, la ragazza uccisa a Teheran diventa il simbolo della rivolta.

Il video della sua morte ha fatto il giro del mondo. I jeans, le scarpe da ginnastica, la maglietta nera, il sangue che le imbratta il viso, le urla di chi le tiene la testa mentre lei muore. Neda, la ragazza uccisa da un miliziano mentre manifestava insieme al padre nelle vie di Teheran è diventata il simbolo della rivolta dell'opposizione iraniana. Sul web, fra blog, siti, social network si accumulano in queste ore i messaggi in cui si fa il suo nome. Quasi tutti accomunati da una certezza: "Non sei morta invano".

Secondo un messaggio postato su Twitter, e riportato dal sito Loftan, la strada di Teheran in cui la ragazza è stata uccisa, Karengh Street, sarebbe stata ribattezzata "Neda Steet". Ricorda piazza Alimonda a Genova, quando qualcuno attaccò a un muro il cartello con scritto "piazza Carlo Giuliani".

Neda avrebbe anche un volto, oltre a quello che si intravede nel filmato della sua morte. E' quello della foto pubblicata su una pagina di Facebook, sotto al nome Neda Saleh. Camicia nera, viso scoperto, sul capo un velo a quadri marroni, bianchi e rossi. Sembrerebbe somigliante. Ci sono gli suoi amici, Bahar, Yanosh, Soraya, Bahman.

Manca, ovviamente, la certezza assoluta che si tratti della stessa persona. Ma questo poco importa alle anime della protesta. Neda è già diventata un simbolo, a prescindere, per i "green protesters".

E sotto a quella foto, pubblicata da vari blogger, si moltiplicano i messaggi. "Neda è morta con gli occhi aperti, facendo vergognare noi che viviamo con gli occhi chiusi"; "Neda non ti dimenticheremo, non sarai morta invano"; "Neda riposa in pace, il mondo piange nel vedere il tuo ultimo respiro, ti ricordiamo, non sei morta invano"; "Pietà per questa ragazza innocente, sarà un simbolo per noi".

Dai blogger, come già nelle ore recenti, continuano ad arrivare notizie dirette dai luoghi della protesta. Fra i più attivi, Saeed Valadbaygi, laureato in ingegneria, dipendente di una società che si occupa di progetti industriali. Sul suo blog, shooresh1917, Saeed scrive da Teheran e aggiorna costantemente su quel che accade in città, ma riferisce anche le notizie che gli giungono da altri distretti. La sua pagina si chiama Revolutionary Road, e in cima c'è un titolo: "All we want is a better world".

di ALESSANDRA VITALI

Per fare buona politica non c'è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie: la buona fede, la serietà e l'impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l'essere un buon affare.


Piero Calamandrei